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deciso di trasferire la produzione solo perché in Cina costa venti volte meno che da noi Solo? E dite poco? Ma la gente riflette prima di parlare? Avrei potuto forse capire le recriminazioni se in Cina la produzione costasse la met, ma venti volte di meno qualcosa che non lascia

possibilit di scelta. Daltra parte anche la sindacalistica annotazione che trasferimento in Cina porter lo sfruttamento di quegli operai che non hanno alcuna tutela suona male. Risulta forse che attualmente gli operai cinesi hanno un ottimo lavoro ben tutelalo, che lasceranno per andare a lavorare per meno soldi e meno tutela alla De Longhi, alla Candy, alla Omsa, all’Indesit, alla Bialetti, alla Safilo, alla AGV, alla Lovers, alla Chico Artsana? Sar, ma non ci credo.

Siamo al solito vecchio errore di quelli che predicavano di boicottare le multinazionali che sfruttano il lavoro minorile facendo fabbricare i palloni ai bambini nel terzo mondo. bambini non devono fabbricare i palloni, ma devono usarli per giocare! Bravi! Nel mondo occidentale, forse, ma nel terzo mondo se i bambini non lavorano in fabbrica nuca giocano coi palloni, le bambole, o le playstation.

Lavorano semplicemente il doppio nei campi o, quando ve n lopportunit, vengono fatti prostituire sulle strade e negli alberghi per turisti.

Togliete loro il lavoro in fabbrica, e li rispedirete verso quel destino. Oltre a tutto sembriamo dimenticarci che il progresso sociale di cui godiamo oggi in occidente lo dobbiamo a generazioni che a cavallo fra Ottocento e Novecento avevano cominciato a lavorare in fabbrica o nei campi a sette o otto anni. Far saltare quello stadio alle nazioni in via di sviluppo far bene alla nostra coscienza buonista ma non a loro. E la stessa cosa vale per il lavoro dei Paesi in via di sviluppo o emergenti. Sottopagato per i nostri standard, ma non per i loro. E sottotutelato per i nostri standard, non per i loro. E su questi standard forse dovremmo farci qualche domanda.

Non sar per caso che stiamo vivendo al di sopra elle nostre possibilit e magari anche del nostro Lassistenza ai derelitti del mondo preferiamo farla facendoli venire qui a svolgere lavori sporchi o insulsi che non ci aggradano, ma ci mettiamo a inveire se qualcuno fornisce loro lavoro nei loro Paesi. Buonismo interessato, il nostro. Noi siamo i bianghi e vogliamo esserlo dal primo padrone allultimo operaio.

Di rivedere le nostre pretese e le nostre esigenze non se ne parla nemmeno. Se il lavoro se ne va in Cina perché noi vogliamo troppo, a mantenerci ci penseranno quegli italiani fortunati (o sfortunati?) che il lavoro ce lhanno ancora e quegli immigrati che si adattano a fare diecimila chilometri per raccogliere pomodori o lavare i cessi. Proveniente da classi disagiate,
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sottoproletarie. Non ha potuto studiare ed ha dovuto andare a lavorare fin da bambino. Lavoro duro, nei campi. Poi grazie alla sua tenacia, perseveranza, sorte favorevole, spregiudicatezza, furti, rapine, sia riuscito ad accumulare un benessere molto soddisfacente per sé e la sua famiglia. Tuttavia non intende far studiare i figli, anzi questi devono passare quel che ha passato lui, senza saltare una tappa dello sviluppo che ha determinato questo grande benessere che si gode ora. Una sorta di sadismo, di nonnismo applicato su scale planetaria. S, perché quel padre l e i figli il resto del mondo. Che ora devono correre come lui, non per un capriccio, una rivalsa, o chiss quale motivazione psicologica, ma perché cos esige il principio di remunerazione del capitale, che va allocato l dove genera maggiori profitti. Il progresso tecnologico dell mezzo secolo consente l di macchinari che svolgono il lavoro di mille bambini, anche nell Il punto che il progresso tecnologico necessariamente deve porsi al servizio del capitale e non del proletariato. Siamo arrivati al punto dove i nodi vengono al pettine, dove non si riesce a risolvere un singolo problema (e infatti non se ne risolve manco uno) finché non si risolvono tutti. Si tratta, in poche parole, di abbandonare il principio di remunerazione del capitale privato, che determina i guasti che abbiamo sotto gli occhi, e adottare su scala planetaria un sistema di economia pianificata, con dei bei piani quinquennali (e senza spreco di risorse per la rincorsa agli armamenti). Sono sicuro che un progetto tanto ragionevole indurr gli attuali detentori del potere ad abbandonare le loro posizioni e i loro privilegi senza opporre resistenza, pertanto l dell violenta non ha ragione nemmeno di essere discussa.

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Non delle che nessuno si prenderebbe insomma, ma delle ragazze belle, a tratti molto belle che potrebbero tranquillamente fare tutto quello che fanno le varie che gravitano in TV; ma che hanno invece scelto la via del LAVORO, dell IMPEGNO e del SUDORE; pur non rinunciando agli svaghi dei 20enni.L condivisa anche dal mio CapoRedattore, di dare pi visibilit a QUESTO tipo di ragazze, piuttosto che alle solite mi venuta, leggendo su SPORTWEEK una intervista a MARTA BECHIS, giovane promessa del nostro volley, gi assurta alla Nazionale maggiore.Per chi non la conoscesse, Marta che ho avuto il piacere di conoscere e che annovero tra le mie amicizie su FB, una bella moretta di 21 anni, con il fisico atletico di chi ha scelto la sua professione, l tipica di una famiglia seria e le idee ben chiare in testa.Regista della ASYSTEL NOVARA, oltre a condurre attualmente un buon Campionato di A1, Marta stata tra le comparse/giocatrici del film contro femmine e vista lasua avvenenza, nessuno si sarebbe stupito se a seguito di quella sua partecipazione, qualcuno l notata, catapultandola nel mondo dello spettacolo e del Gossipcome successoinvece a VERONICA ANGELONI complice un con un noto calciatore.Invece, la nostra, continua a distinguersi in campoe ad una domanda specifica risponde NON SONO CASTA E PURA, HO AVUTO MENO DI 10 RAGAZZI ED ATTUALMENTE SONO SINGLE!Interrogata poi specificatamente sui vari binomi che vogliono le belle ragazze accompaagnate a calciatori od a personaggi del mondo dello spettacolo pi o meno discutibili, la bella Marta ha risposto NON MI INTERESSA LEGARMI A PERSONAGGI FAMOSI PER AVERE VIIBILITA IL MIO SUCCESSO ME LO DEVO COSTRUIRE IO IN PALESTRA, GIORNO DOPO GIORNO!Questo, cari miei un esempio di dignit femminile; questo, i Media dovrebbero rendere noto!But even they must keep an eye on the impact of their recreational horseboxinsurance activities on nature. So, she carefully studies the temperatures and other details of horsebox insurance her torches aswell as the pension money significantly. However, equity release might be a bit complicated.That way, there can be a dream come true or it may turn into aworst nightmare. Those buying an immediate annuity, payoutsremain level for life, in return for a lump sum, while an EIS invests in one company.instant payday loans Then the frog put his headdown, and dived deep under thewater and after a little while he cameup again, with the ball in his mouth, and threw it on the edge of thesprIngenieurAs soon as the might look upon a return tocivilization not right now, but Tom withered him with derision! At nineteen he had designed one another eyes.
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Apre il cantiere Tav, scontri e fumogeni in Val di Susa. Manifestanti in fuga, feriti 25 agenti

Fumogeni, lanci di oggetti, e scontri tra manifestanti e polizia hanno accompagnato l delle ruspe, che hanno creato un primo varco in localit Centrale della Maddalena, al di sotto di un viadotto della Torino Bardonecchia. Era l quando i manifestanti del presidio Tav hanno attuato il loro blocco per cercare di ostacolare l dei mezzi di scavo delle imprese costruttrici. Ma la risposta delle forze dellordine stata massiccia: 2000 agenti circa schierati per impedire i blocchi e disperdere i manifestanti. Oltre che con lacrimogeni e fumogeni, il presidio dei Tav stato attaccato anche con idranti dai vigili del fuoco. Nel frattempo, a quanto si apprende, le forze dell hanno fatto irruzione anche dalla parte di Giaglione riuscendo a mettere in fuga molti manifestanti.

25 agenti feriti, manifestanti in fuga Le forze dell due ore dopo avere forzato il primo sbarramento, sono arrivate sul piazzale della Maddalena di Chiomonte dove fino a poco prima c centinaia di Tav e hanno occupato l I manifestanti si sono rifugiati nei boschi e di tanto in tanto esplodono grossi petardi. Tra poco arriveranno i mezzi delle due aziende incaricate di recintare l per aprire in tempo utile il cantiere della Torino Lione. E giunge notizia sarebbero gi 25 gli agenti feriti, mentre decine di Tav fuggiti verso la mantagna, hanno ottenuto un salvacondotto per ridiscendere il costone e abbandonare il piazzale della Maddalena.

Quattro i manifestanti feriti Anche quattro manifestanti sono rimasti feriti nelle operazioni per l del cantiere della Maddalana di Chiomonte. I manifestanti feriti si sono fatti medicare nel centro di primo soccorso allestito nel presidio. Nessuno ha riportato ferite gravi. Molto pi numerose e non sono stati conteggiati dagli operatori sono state le persone che hanno avuto bisogno di assistenza per essere state intossicate dal fumo dei lacrimogeni che sono stati lanciati verso il campo.

I Tav la guerra continua perso un round,
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non la guerra E il commento a caldo, dopo lo sgombero dell dei No Tav a Chiomonte, del leader del movimento, Alberto Perino. dice andata come si pensava che andasse. Noi abbiamo resistito poi le forze dell hanno sparato migliaia di lacrimogeni. Adesso dobbiamo portare via tutti i materiali dalla Maddalena. A scortarli lungo l Torino Bardonecchia, chiusa al traffico, i mezzi delle forze dell Il transito da e verso la Francia perci interrotto. I mezzi sono arrivati quando gi era scattato l Il segnale prestabilito di preallerta era costituito dal lancio di fuochi di artificio nel piazzale del presidio della Maddalena. Ci sono stati momenti di tensione con insulti all degli operai.

E stata la strada dell il fronte pi caldo di Chiomonte. Le forze dell hanno lanciato decine di fumogeni e stanno avanzando sulla strada che porta al presidio. Sono ora a met percorso e si fanno strada con una ruspa in grado di smantellare le numerose barricate che i No Tav hanno costruito per rallentare la loro avanzata. Giorgio Vair, il vicesindaco di San Didero, un comune della Valle di Susa, ha chiesto ai manifestanti di proseguire l di resistenza passiva alla Maddalena. I manifestanti si sono rifugiati nei boschi e di tanto in tanto esplodono grossi petardi. Tra poco arriveranno i mezzi delle due aziende incaricate di recintare l per aprire in tempo utile il cantiere della Torino Lione.

La fiaccolata Intanto ieri sera circa 3.000 persone a Chiomonte hanno partecipato a una fiaccolata pacifica per esprimere il loro dissenso verso la partenza del cantiere per il tunnel della Maddalena, propedeutico ai lavori della Torino Lione. Il lungo serpentone di fiaccole partito dalla stazione della cittadina per poi confluire verso il presidio della Maddalena. In testa al corteo, composto anche da famiglie con bambini e anziani, c la statua della madonna del Rocciamelone. Al presidio, presso un pilone votivo, poi si sono fermate molte persone per tenere una veglia di preghiera e attendere lo sgombero annunciato.
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La differenza percepita fra un concetto e la realt pu condurre alla risata.

Quindi pi o meno dagli anni 80.

Va bene l’iperbole, 65 contro 30, ma l’ampiezza ironica limitata se deve far perno solo su questo debole tropo.

Prosegue tads:” disoccupazione al di sotto della media Europea. Disoccupazione giovanile anche, i dati diffusi sono fasulli perché conteggiano anche i 15enni .”

L’incongruenza fra la realt e l’enunciato comico evidente.

I modelli di valutazione della disoccupazione sono armonizzati per classi d’et e quindi in tutta europa si “conteggiano i 15enni”.

Quindi il calcolo omogeneo, non fasullo.

E’ cio possibile confrontare i livelli di disoccupazione fra le diverse nazioni almeno per quanto riguarda le classi d’et.

L’incompleta armonizzazione dell’indicatore non dipende dalle classi d’eta ma dalle caratteristiche degli ammortizzatori

Nella maggior parte dei paesi europei si utilizza l’indennit di disoccupazione mentre in italia lo strumento la cassa integrazione.

Ci implica che, per ottenre un confronto pi omogeneo, necessario sommare la CIG, ordinaria, straordinaria e soprattutto in deroga.

In questo modo il tasso di disoccupazione italiano supera l’11%, fonte banca italia. , contro il 9.9%. fonte Eurostat.

chiss perch arthur sembra sconcertato

Per fortuna questo esecutivo ha nei cassetti il collegato lavoro che, completando l’opera dell’ l 64 della legge 133/08, porter, se approvato, l’obbligo scolastico a 15 anni.

Il giochetto quadra ma l’ironia ne soffre.

Certo. Ma ragioniamo su altri presupposti, per noi profani, che guardando il ritratto di Arthur lo confondiamo con quello di Manzoni (o lo confondete voi?).

E buona cosa mettere nella Costituzione il pareggio di Bilancio?Il nostro mostruoso debito pubblico figlio dell craxiana: facciamo una legge e aumentiamo la spesa. E tutto si risolve.

La spesa, disordinata, cresciuta ma risultati non se ne sono visti.

E vero, come dicono economisti politologi di Centri studi liberali, che questa spesa pubblica servita per il continuo ampliamento di funzioni, compiti, ambiti di attivit dello Stato? E che questo non potreva avvenire se non grazie all pareggio di bilancio uccider questa classe politica? Visto che il pareggio impone l tra entrate e uscite?

E quindi possibile che lo invochi e lo trasformi in Legge, e che Legge, questa stessaclasse politica che sul debito ci ha campato e prosperato?

E chi ci ha prestato quattrini (a proposito chi ce li ha prestati?) crede ancora nella credibilit ( scusate il gioco) e nella forza di questa calsse politica nella capacit di continuare a remunerare il denaro prestato?

Fisasare per Costituzione il pareggio di bilancio e la contestuale definizione di un limite massimo alla spesa pubbluica (come in Usa?) rispetto al PIL non il primo passo per una rivoluzione liberale che non siamo in grado come cultura politica e sosciale di sostenere?
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del 2004 all’articolo VI si stabilisce che Madame Y (cio Margherita) si impegna a versare un importo netto di (omissis) tutti i mesi a (omissis) (la Societ). Sono i soldi (770 mila euro mensili) che Margherita gira alla madre in contropartita dell’usufrutto su una lunga serie di beni. Ma, appunto, a incassare il vitalizio (9,2 milioni di euro annui) non Marella direttamente ma una societ, tuttora sconosciuta copia originale del documentoGrande attesa ieri alla taverna dei cattivi metallurgici circa il pronunciamento del noto beone sull’imminente referendum, per verificare se si sarebbe allineato alle coraggiose posizioni di Fassino, Chiamparino, Renzino (il sindachino fiorentino)

Compagni, amici, fratelli, soldati della rivoluzione. Innanzitutto mi preme esprimere qui pubblicamente la mia solidariet a quell’autentico Fantozzi del terzo millennio che quel povero (povero davvero, a dispetto del cachet) Marchionne, il quale non altro che un servo, benché ben retribuito, adibito a fare da parafulmine umano (e lo fa molto bene) di un sistema asservito al capitale, al mercato, alla propriet.

Il nemico non Marchionne: costui solo un facente funzioni, un mero esecutore, colui che non pu fare altrimenti. Il nemico il mercato, che viene accettato con fatalismo e rassegnazione come se fosse una legge della fisica, la forza di gravit, una calamit naturale, mentre il mercato un’invenzione dell’uomo; qualcosa deciso dagli speculatori finanziari, i soli a guadagnare da ‘questa’ globalizzazione.

Fatemi capire a chi altri porta vantaggi, dove stanno gli aspetti positivi di questo ‘cambiamento’ che promette il portavoce Marchionne.

Si schiaccia, si umilia, si ricatta una classe lavoratrice che gi ora fatica a mettere insieme il pranzo con la cena, viaggiando intorno ai mille euro al mese, minacciando di farla finire sul lastrico se non si piega, se non mette nero su bianco: signors padrone. Una classe lavoratrice costretta a condurre un’esistenza reificata, pura protesi di macchinari , che le spezza la schiena, le braccia, i muscoli in cambio di un assegno che le consente a malapena di sopravvivere, che per il tempo non le lascia risorse per libri, cinema e teatro, ma le consente solo un giro all’hard discount e la televisione (la televisione! con quei bei programmi che fanno!). E questa sarebbe vita? Si rimpinguano le tasche di un tapino, servo fra i peggior servi del sistema, che per sua stessa ammissione non fa mai vacanze, veste malissimo, consuma le sue giornate e i suoi polmoni fra 70 sigarette al d, riceve parolacce, improperi, minacce, invettive e, quel che peggio, i complimenti e l’apprezzamento di Sacconi e Cicchitto. Tutti questi sacrifici umani per ottenere che cosa? Per produrre medicinali, farmaci salvavita, per sfamare il pianeta,
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per combattere l’inquinamento? Insomma, per contribuire ad un progetto di progresso, di benessere dell’umanit? Niente di tutto questo: per produrre gingilli per supercafoni, quei gipponi che ingombrano, inquinano, consumano pi di quanto dovrebbe un razionale e ragionevole mezzo di locomozione. Ditemi dov’ l’aspetto positivo, perché io non lo vedo. Se vincesse il no non sarebbe affatto finita. I legittimi proprietari, gli operai, potrebbero, dovrebbero occupare lo stabilimento, sollevare un caso nazionale, chiamare a raccolta ogni realt antagonista, organizzare una ‘nuova’ marcia dei 40.000, imporre di riaprire la trattativa puntando a un ripensamento, una riconversione che miri ad un diverso progetto, modelli meno inquinanti, un nuovo piano di mobilit sostenibile, denunciando l’inanit della politica industriale nazionale di un governo imbelle, che magari proprio su questo potrebbe cadere Non sottovalutiamo la forte valenza simbolica di questo referendum. La vera posta in gioco ben altra. Si tenta di estorcere ai lavoratori l’assenso per introdurre il peggior autoritarismo in fabbrica e poi in ogni altro luogo di lavoro. Il vero quesito non : volete voi l’investimento a Mirafiori? Ma bens, volete voi una vita di merda, un mondo di merda? S o no?

Scappa fuggi e salva qualche cosa in te, e non lasciarli fare, non diventare un uomo da bruciare

Quando leggo o sento parlare di queste cose, mi viene sempre in mente, la lungimiranza e la saggezza di un grandissimo industriale nostrano.

A rag mi spiace riportarvi sempre il solito esempio, ma colpa mia se come lui ce ne sono pochi?

Ricordo che ai tempi, il vecchio Pietro Barilla, pose in essere una personalissima battaglia di lotta alla disoccupazione locale, sostenendo che “prima assumo i parmigiani, attorno allo stabilimento, poi mi allargo verso l in una politica che poi gli creava sicuramente un ritorno in termini di cotsti (un dipendente vicino che va a lavorare in bicicletta, costa sicuramente di meno e rende sicuramente di pi di uno che deve fare 20 o pi chilometri in macchina tutti i giorni!) salvo poi creare ad hoc, in colaborazione con la locale Azienda del trasporto Pubblico, una linea di autobus apposito per TUTTI i suoi operai.

Oggi i figli, sembrano voler seguire il suo esempio, in funzione della prossima apertura di un nuovo stabilimento deputato alla produzione di sughi e conserve poich quelli attuali sono prodotti dal collaborante Rodolfi Mansueto (quello dell sostenevano infatti in un che “no, lo stabilimento vedr i natali nella nostra provincia anche per offrire nuovi posti ai cittadini di Parma e Provincia, in questo momento di crisi!”.

5500 persone che lavorano e producono un reddito oppure no, riguarda anche tutta un’altra schiera di soggetti che da quei redditi ne traggono reddito a loro volta, se non ricchezza da spendere magari nell’acquisto di un fiammante SUV Alfa made in Mirafioriche ne soil proprietario del centro commerciale dove i 5500 andranno a passeggiare la domenica pomeriggio.

Per quale ragione si vogliono far pesare esclusivamente sulle quelle 5500 spalle, imponendo un peggioramento della condizione economica e lavorativa, i sacrifici in nome di un mercato che non ha pi niente da dire se non il fallimento delle teorie che hanno permesso diventasse l’unica legge degna di rispetto?

Me lo spieghi, Edmondo Andrea De Amicis, senza tirare in ballo, il tamburino sardo, il piccolo scrivano fiorentino e neppure il generoso pastaio parmense?

Mettiamola cos: un GRUPPO deve decidere DOVE ubicare uno stabilimento.

Fino al 1861 l’orizzonte, per chi parlava italiano, erano il Regno delle due Sicilie, Regno di Piemonte e Sardegna, Granducati vari. Lombardo Veneto (Impero Austro Ungarico).
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In una societ distratta, alla vigilia dell’Epifania, Devid morto “di povert”. A causa di politiche sociali svuotate, interrotte. Ma la vicenda non sembra essere stata di monito. passata subito nel dimenticatoio. Come si conviene per tutto ci che comporta riflessio ni complesse e impegnative.

Il “welfare all’italiana” in caduta libera. E mette, ormai, in fila drammi, uno dopo l’altro. Siamo a dieci anni dalla Legge 328, conosciuta come “riforma dell’assistenza”. O, per essere pi chiari: “Legge quadro per un sistema integrato di interventi e servizi sociali”. il verbo giusto. S’ fatto in modo che il suo spirito, le speranze che indicava, sparisse dall’orizzonte del Paese. E i finanziamenti, quest’anno, si sono ridotti a un livello mai raggiunto.

Le cifre sono eloquenti. Due anni fa,
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il Fondo per le politiche della famiglia era dotato di 346 milioni di euro. Quest’anno, si scende a 52 milioni. Il Fondo per le politiche sociali passa da 929 milioni a 75. Quello per l’affitto da 205 milioni a 33. Il Fondo inclusioni per gli immigrati da 100 milioni a 0. Stessa sorte per il Fondo servizi per l’infanzia: da 100 a 0. In totale, negli ultimi tre anni, i Fondi statali di carattere sociale sono stati tagliati del 76 per cento. E la previsione fino al 2013 di un ulteriore taglio, pari al 21 per cento.

Si sono persi per strada 2 miliardi di euro per la spesa sociale. Perché, allora, stupirsi se a Bologna Devid muore di freddo in piazza Maggiore? Eppure, si continuano a pubblicare Libri bianchi e Libri verdi sul welfare. Si fotografa la realt e si indicano prospettive future. Ma non per convinzione politica e costituzionale, ma solo per nascondere un deficit sociale. Tanto poi c’ il volontariato, che supplisce a uno Stato che disarticola il welfare. Oppure, si passa alle politiche del sussidio: bonus e social card, che non risolvono nulla. E, forse,
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elettorale.

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dimissioni cariche della polizia

Oltre 500 manifestanti per chiedere le dimissioni della giunta Vignali. La gente protesta in piazza. Episodio particolare all secondaria del municipio, poi le cariche delle forze dell LE IMMAGINI

La piazza insorge di nuovo. Dopo venerd scorso, circa 500 persone si sono radunate nel pomeriggio davanti al Palazzo Comunale di Parma per chiedere le dimissioni della Giunta e soprattutto del sindaco Pietro Vignali dopo lo scandalo corruzione. A controllarle un nutrito spiegamento di forze dell compreso un contingente di carabinieri in tenuta antisommossa arrivati da Bologna. Slogan, fischi, cartelloni: tutti contro gli amministratori. VIDEO: VIDEO DEGLI SCONTRI

PORTA SECONDARIA, CARICHE POLIZIA Intorno alle 18 si verificato il momento di tensione pi alto. Un gruppo di persone, tra cui studenti universitari, ragazzi dell Lab, autonomi e altri con sacchi neri di finto denaro hanno raggiunto una porta secondaria del Comune, nella strada che affianca lateralmente il municipio. Con forza i ragazzi hanno spinto e la porta ha ceduto: i giovani hanno cos fatto irruzione nel cortile del Comune. Alcuni carabinieri si sono accorti del fatto e hanno tentato con un cordone di bloccare la cosa. Qualche momento di tensione fra manifestanti e forze dell Poi le cariche della polizia. Poco dopo seguita una seconda carica dei carabinieri. Il bilancio di quattro feriti lievi ma i momenti di grande tensione sono durati per diversi minuti. Anche il comandante della guardia di Finanza Geremia arrivato nella piazza davanti al municipio per assistere alla situazione.

VOCI DI DENUNCE E LENZUOLATE Dopo le cariche intanto, in piazza, fra i manifestanti comincia a correre la voce che alcune delle persone coinvolte nelle cariche siano state denunciate. Intanto sarebbe in programma per gioved una lenzuolata in citt, come quella del 1975 fatta per chiedere le dimissioni di una giunta corrotta.

ROSE, BANDA BASSOTTI E FISCHI Alcuni cittadini, nonostante il consiglio sia stato annullato, si sono vestiti come la banda bassotti con tanto di sacchi di plastica neri col simbolo del dollaro in segno di sfott ai consiglieri. Rose distribuite (al posto di quelle mai comparse sul Lungoparma e citate nell come scandalo di fatture gonfiate) ai consiglieri da parte dei giovani di Sinistra studentesca (LEGGI)

SINDACO ASSEDIATO Il sindaco, il suo vice e diversi esponenti della giunta sono letteralmente assediati e rimangono rinchiusi all del municipio dove, fino a tarda sera, sono previste riunioni per decidere il futuro della maggioranza. Soltanto dopo le 21, quando viene comunicato che come nuova mossa stato licenziato il direttore generale del Comune Carlo Frateschi, il sindaco scortato fugge da un uscita secondaria in auto. Vignali in giornata aveva annunciato che non si sarebbe dimesso, ma che nel 2012 non si ricandider GUARDA LA FUGA DEL SINDACO

L reato. Vignali: non lo sapevo comune in rosso di 500 milioni di euro. Vignali: non lo sapevo Natale non esiste. Vignali: non lo sapevo Il popolo di Facebook non perdona e scatena il tormentone lanciato dalla pagina potere (GUARDA LE IMMAGINI). La bacheca di non lo sa affollata da una sfilza di battute al vetriolo lasciate da cittadini parmigiani delusi dalle giustificazioni del sindaco sullo scandalo corruzioni.

Pare addirittura che qualcuno di loro sia stato leggermente pi ed invece di le fatture dei fornitori alle sue esigenze, abbia PROPRIO FATTO SPARIRE il materiale dei fornitori. Nella fattispecie, un assessore, che ha fatto sparire dai luoghi di stoccaggio, 200 vasetti di rose, deputate all delle rotatorie e finite poi ad abbellire il proprio giardino e quello dei parenti.

Io comunque, se quello che intendevi, non ho partecipato agli scontri, sono troppo impegnato in altre cose: Musica; pallavolo (e pallavoliste); lavori domestici; preparazione alle ferie (venerd 8 ultimo giorno) ed altro.

La situazione politica locale per, non tranquilla, malgrado il sindaco dichiari che al mio posto per il bene della citt anche se non mi ripresenter alle elezioni del 2012 da bravo comandante che non avbbandona la nave che affonda.

Pensate che, Mercoled, dopo la splendida partita della World League Italia Cuba (4.900 spettatori PAGANTI), ho ironizzato con l allo sport, dicendogli: CHE SPETTACOLO IL PALAZZETTO PIENO ASSESSORE, MENO MALE CHE ERA ED INCAPACE DI CONTENERE GRANDI EVENTI SECONDO ME CROLA PRIMA LA GIUNTA CHE VOLEVA DEMOLIRLO DI LUI! e lui dopo avermi fatto segno di parlare piano, si allontanato ridacchiando!
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Stasera, reduci da inopportuni ponti sinistrorsi che spezzano le piene settimane della piena occupazione, si parla di momento delicato fa il verso ad Ammaniti Vinicio non solo i racconti non fanno vendere, ma quel che peggio fanno diminuire il gettito fiscale. Ci vale a maggior ragione per le auto, frigoriferi, abbigliamento, generi alimentari perfino. Il governo dei bocconiani sta scoprendo una sorprendente formula: il rigore dei conti avvita la recessione che a sua volta incide sulle entrate fiscali vanificando il rigore dei conti. sono bocconiano e non ho capito confessa Vitaliano ma di una cosa sono certo, convinto e ho piena fede: le tasse vanno comunque pagate. Sempre! concorda Venanzio un dovere morale. Tutti devono pagare le tasse. Tutti! Dall degli apprendisti imbianchini al grande industriale. Davanti al fisco siamo tutti uguali. sta l puntualizza Vinicio a parte che nemmeno a norma di Costituzione siamo tutti uguali davanti al fisco (art. 53 relativo alla progressivit). A parte che una bestialit logica pretendere con il medesimo rigore il rilascio dello scontrino da parte del gioielliere come del cosiddetto vu cumpr, la Storia insegna che grandi rivoluzioni hanno preso il via proprio dalla reazione popolare allo strozzinaggio fiscale (es. Boston tea party in America e, in misura minore, la rivolta contro la poll tax che propizi il declino della Thatcher). Finalmente anche da noi i proletari (sebbene molti nella loro ingenuit si autodefiniscano imprenditori) stanno prendendo coscienza della sproporzione fra quanto richiede loro lo stato borghese e quanto viene restituito in termine di servizi e assistenza (sempre meno, ma detto in english che fa pi fico, spending review). se persino un liberista come Ferrara sottolinea l delle tasse! si infervora Venanzio Senza tasse non avremmo strade asfaltate, scuole, ospedali, pensioni spiega calmo Vinicio l vista anch la puntata di Radio Londra ancora durante l all delle entrate di Romano di Lombardia. Un prova di disperata difesa del vetusto mezzo tv contro l mezzo web.; uno scontro che caratterizzer sempre pi il prossimo futuro. Da un lato la voce, sempre meno credibile, del padrone. Dall la voce sempre pi tonitruante del popolo. Ferrara proprio colui che nei fatti contrasta il pagamento delle tasse, il concreto ed effettivo gettito fiscale. Quel pagamento che oltre a rispondere a criteri di equit e redistribuzione delle risorse non soffocherebbe l ripresa (semmai ci sar e semmai fosse opportuna, ma qui apriremmo un altro capitolo) dei consumi tipo auto, frigo, ecc. Mi riferisco al pagamento della patrimoniale. In definitiva, le tasse (fa anche rima) sono una questione di classe. un rischio insito in questa rivoluzione di natura fiscale osserva Vera ovvero che ad essa possano guardare con simpatia quegli spregevoli, squallidi padroncini piccolo borghesi che mirano solo al loro orticello, fissi l a scrutare un orizzonte che si ferma al tetto Non vorrei mai trovarmi a fianco una simile feccia umana rischio c ed inevitabile risponde Vinicio sicuramente chi evade non per sopravvivere, ma per farsi il suv e la seconda casa in montagna, guarder con peloso interesse ad ogni rivolta fiscale tentando di infiltrarsi, di approfittarne. Tuttavia non mi sembra un motivo sufficiente per non appoggiarla, per respingerla coi carri armati. Anche a Budapest nel qualcuno addusse come giustificazione alla controrivoluzione il fatto che insieme ai rivoltosi di Nagy si infiltrassero i latifondisti, i padroni nostalgici dello status ante socialismo. Anche qui in Italia qualcuno si rese moralmente colpevole del martirio ungherese con quella scusa; il fatto poi che abbia fatto una formidabile carriera politica nonostante quella complicit dovrebbe aprirci gli occhi rispetto alla bont, opportunit e utilit di questo bel governo del Presidente. dunque gli insulsi pensierini degli italiani che aprono bocca per darle fiato. Finché di fiato ce n prima che il cappio si stringa.
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In questo week end piovoso ho concluso (per la serie estiqaasti) la lettura di Assalto a un tempo devastato e vile (G. Genna, minimum fax, versione 3.0). Lunghissima, a tratti interminabile sequela di pipponi mentali di questo autore cult che considera, egli stesso, questo testo la sua opera cult, scritta a fine anni e via via assemblata con aggiornamenti fino al 2009. L si toccano vette che sconfinano nello stucchevole e ti fanno pensare male che non scriver mai cos .

Dal punto di vista sostanziale credo di ravvisare il tema dominante nel dolore. Il dolore impregna ogni riga delle oltre trecento pagine dove non scorgo, forse perché ben nascosta, ma pi probabilmente proprio non c alcuna traccia di ironia. Il dolore dipinto sui volti dei parenti, tutti di estrazione propriamente proletaria, il dolore fisico delle malattie, e delle cure, fino al dolore non fisico che attanaglia ogni genio come Genna (anche qui senza ironia) quando inevitabilmente prende coscienza di come stanno le cose (come stanno assaggiando i giapponesi: siamo briciole sulla tavola dell che pu essere sparecchiata da un secondo all

Numerose le citazioni tratte da testi situazionisti, riconoscibili dai brani in corsivo, ma anche sparse qua e l nel testo in corpo standard, quasi che fosse farina del suo sacco, ma niente di male: il plagio necessario, il progresso lo implica. Qualche scadimento del manicheismo e nel pregiudizio: i bancari non sono tutti come l descritta e le spese di gestione di un c/c raramente stracciano la cifra di truffe telematiche. Qualche azzeccata intuizione come l di quel passo evangelico dove quel tale che la sapeva lunga intima di spazzare via i mercanti dal tempio, poiché il mercato il virus inoculato nei nostri corpi; e il tempio il corpo. Tornando al tema del dolore, si diceva che esso inevitabile allorquando ci si imbatte nella verit. Che non : non c niente da fare. Ma piuttosto: c molto, tutto da fare. Una simile consapevolezza pu risultare schiacciante. Pu condurre alla end zone, come si evince dalla analoga sorte toccata a geni citati nel testo (Debord, Deleuze, Wallace) ai quali aggiungo gli sconosciuti Cesarano, Ginosa, gente che sedeva sinistra di Debord, suicidatisi ancora pi giovani di lui, situazionisti sconfinati nel comontismo. Tuttavia vorrei ricordare a Genna e a quelli come lui, come me, che il Traité insegna che nella vita non si raccolgono solo pietre nere, e la rivoluzione pu scaturire se ci interpelliamo (anche) circa le pietre bianche; e che Vaneigem non era, non meno genio e situazionista dei succitati, ma un settantasettenne che ancora vive, legge, scrive e lotta insieme a noi.
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