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In questo week end piovoso ho concluso (per la serie estiqaasti) la lettura di Assalto a un tempo devastato e vile (G. Genna, minimum fax, versione 3.0). Lunghissima, a tratti interminabile sequela di pipponi mentali di questo autore cult che considera, egli stesso, questo testo la sua opera cult, scritta a fine anni e via via assemblata con aggiornamenti fino al 2009. L si toccano vette che sconfinano nello stucchevole e ti fanno pensare male che non scriver mai cos .

Dal punto di vista sostanziale credo di ravvisare il tema dominante nel dolore. Il dolore impregna ogni riga delle oltre trecento pagine dove non scorgo, forse perché ben nascosta, ma pi probabilmente proprio non c alcuna traccia di ironia. Il dolore dipinto sui volti dei parenti, tutti di estrazione propriamente proletaria, il dolore fisico delle malattie, e delle cure, fino al dolore non fisico che attanaglia ogni genio come Genna (anche qui senza ironia) quando inevitabilmente prende coscienza di come stanno le cose (come stanno assaggiando i giapponesi: siamo briciole sulla tavola dell che pu essere sparecchiata da un secondo all

Numerose le citazioni tratte da testi situazionisti, riconoscibili dai brani in corsivo, ma anche sparse qua e l nel testo in corpo standard, quasi che fosse farina del suo sacco, ma niente di male: il plagio necessario, il progresso lo implica. Qualche scadimento del manicheismo e nel pregiudizio: i bancari non sono tutti come l descritta e le spese di gestione di un c/c raramente stracciano la cifra di truffe telematiche. Qualche azzeccata intuizione come l di quel passo evangelico dove quel tale che la sapeva lunga intima di spazzare via i mercanti dal tempio, poiché il mercato il virus inoculato nei nostri corpi; e il tempio il corpo. Tornando al tema del dolore, si diceva che esso inevitabile allorquando ci si imbatte nella verit. Che non : non c niente da fare. Ma piuttosto: c molto, tutto da fare. Una simile consapevolezza pu risultare schiacciante. Pu condurre alla end zone, come si evince dalla analoga sorte toccata a geni citati nel testo (Debord, Deleuze, Wallace) ai quali aggiungo gli sconosciuti Cesarano, Ginosa, gente che sedeva sinistra di Debord, suicidatisi ancora pi giovani di lui, situazionisti sconfinati nel comontismo. Tuttavia vorrei ricordare a Genna e a quelli come lui, come me, che il Traité insegna che nella vita non si raccolgono solo pietre nere, e la rivoluzione pu scaturire se ci interpelliamo (anche) circa le pietre bianche; e che Vaneigem non era, non meno genio e situazionista dei succitati, ma un settantasettenne che ancora vive, legge, scrive e lotta insieme a noi.
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