botas de mujer ugg IL FOLLETTO 2005 Agosto

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SALSOMAGGIORE Miss Italia nel Mondo 2005 e Mara Morelli, nata il 22 ottobre 1984 nelle Bahamas da mamma filippina e padre lombardo. E stata incoronata dal Enzo Mirigliani e dal presidente di giuria Diego Armando Maradona, nella diretta su Raiuno condotta da Carlo Conti da Salsomaggiore Terme.

Nulla da dire, se le ragazze sfilano lasciamole sfilare, solo che io non ho ancora capito che significato ha un concorso come Miss Italia nel Mondo. Vero, sono belle ragazze, ma con l la maggior parte di loro che cosa c ormai? molte sanno appena ripetere quelle quattro parole mandate a memoria. Ehhh gi! siamo proprio il Bel Paese.

Shakespeare mette insieme ?il folle, l?amante e il poeta? come esseri ?dalla immaginazione tutta compatta? . Il problema di conservare l?amante ed il poeta, facendo a meno del folle.

Mi hanno chiamato folle; ma non ancora chiaro se la follia sia o meno il grado pi elevato dell?intelletto, se la maggior parte di ci che glorioso, se tutto ci che profondo non nasca da una malattia della mente, da stati di esaltazione della mente a spese dell?intelletto in generale.

La grande massa delle convinzioni sulle quali si fonda la nostra vita di tutti i giorni non altro che l?incarnazione del desiderio, corretto qua e l, in punti isolati, dal brusco urto con la realt. L?uomo essenzialmente un sognatore, scosso talvolta per un momento da qualche elemento particolarmente indiscreto del mondo esterno, per ricadere poi subito nella beata sonnolenza dell?immaginazione.

Freud ha dimostrato quanto i nostri sogni notturni siano realizzazione in immagini dei nostri desideri; e con pari grado di verit ha detto la stessa cosa dei nostri sogni diurni.

Coloro che sognano di giorno sono consapevoli di molte cose che sfuggono a coloro che sognano solo di notte. Nelle loro visioni grigie captano sprazzi d?eternit, e tremano, svegliandosi, nello scoprire di essere giunti al limite del grande segreto. In un attimo, apprendono qualcosa del discernimento del bene e qualcosa pi che la pura e semplice conoscenza del male. Penetrano, senza timore né bussola nel vasto oceano della ?ineffabile luce? e affrontano il mare delle tenebre e ci che in esso vi da esplorare. E a volte l?esplorazione li porta lontano, verso un mare da cui non sanno o non vogliono pi ritornare. Li porta a contemplare l?abisso che si spalanca sotto di loro facendo nascere il desiderio farsi abbracciare da esso e l trovare l?oblio.

Nota: nel testo ci sono passi tratti da Bertrand Russel e da Edgar Allan Poe e cose mie.

Le persone risolvono i loro problemi con la scienza o con la religione: quando la scienza non ha pi risposte, la religione ce l?ha, immancabilmente.

Dio pu intervenire nella nostra vita quotidiana attraverso i miracoli. Quando un malato terminale guarisce, la scienza non ha spiegazioni, o casistica, o conoscenza, di certo un miracolo: Dio nella sua somma benevolenza e imperscrutabilit ha sfiorato con la sua mano quest?uomo e l?ha fatto salvo.

Dovendo trovare comunque sempre delle risposte, l?uomo preferisce ricorrere all?intervento divino per spiegarsi ci che non comprende, o anche ci che in altro modo potrebbe essere spiegato. C? bisogno di certezze e la religione fornisce con facilit risposte preconfezionate a tutte le domande, permettendo all?uomo di vivere tranquillo e comodo ? con se stesso amico.

Se poi la religione come la nostra, allora tutto ancora pi facile, potendo costruire a proprio gusto e secondo le proprie inclinazioni e necessit il modello religioso da seguire: ?Saggia la religione che non cerca troppo meticolosamente gli eretici nel proprio seno, perché li trover sicuramente?.

?E tornando al miracolo: quando mille bambini muoiono nell?incendio di una scuola ed uno solo si salva, l vive il miracolo, quel singolo bambino che, senza una spiegazione razionale, si salvato, quel bimbo graziato da Dio: lo guardi e taci. Ma mentre taci pensi, non puoi non pensare ?? e gli altri? quelli morti dico, quelli che non ci sono pi, chi erano loro? Servivano solo da contraltare al miracolo?

La vita ti passa sulla schiena come carta vetro. S la sento. Raspa in un verso e nell?altro. In fondo in fondo imparziale. Tira i via i pezzi, l?eccesso, l?inutile. Il residuo cade a terra e un piccolo alito lo porta via. Scompare. Ti leviga, ti fa male ma ti lascia pi libero. Pi netto. Nuovo. Il problema e che non sai mai fino a che profondit arriver a levigarti, non sai cosa raschier via con la prossima passata. Ma forse questo il bello della vita no? Potr essere la passata di smeriglio che ti lucida, o quella grossolana che tira solo via. ?. Chi lo sa. ?lo scopriremo solo vivendo ??.

1. Dio esiste, o comunque esite un ordine superiore, una qualche concertazione cosmica.

2. Noi esistiamo, le nostre sensazioni, le nostre percezioni, la conoscenza del mondo che ci circonda ci fanno ritenere ci.

Dati per assodati questi due punti di partenza, la domanda : ?Dio ci ha fatti a sua immagine e somiglianza ?. o viceversa??

Se la risposta ?viceversa?, tutto ci che segue ? la vita, il mondo, noi stessi ? diventa molto pi semplice da spiegarsi.

Se invece la risposta la prima, allora si va incontro ad una serie di domandeper cui domandare lecito rispondere fantasia. La prima che mi viene in mente gi quella che mi blocca: non perché non conosca la risposta, quanto piuttosto perché giusto insieme alla domanda mi scocca la risposta. ?Perché Dio ci ha creati?? cio, dico, ?Si sentiva solo nell?universo? Nessuno con cui giocare a scacchi o a ramino? Niente Processo del Luned o Saranno Famosi??

Dio! Finisce che ci ha creati per distrarsi.

In realt noi siamo il suo giochetto ed il suo esperimento. Ci ha creati ed ora ci guarda: siamo il primo reality della storia.

Riavvolgere il filo del tempo, ingannare colei che pronta a tagliarlo ? mia cara Lachesi, sei tu o nella mia memoria il tuo nome si confonde? Ti immagino di nero vestita, l?incarnato bianco, solo il viso e le mani scoperte, gli occhi grigi tristi e stanchi del tuo sartoriale eterno compito. Ma tranquilla, non voglio riavvolgere il mio filo, non voglio ingannarti. Voglio immaginarmi su una collina che si erge sulla nebbia e da l cercare di cogliere a ritroso ci che forse fu.

Ai miei piedi il paese, la valle, la statale, la ferrovia, l?alta tensione, l?autostrada i rumori le macchine i TIR ? e quel poco di natura che resta ?. Sotto il mio sedere le rovine di una postazione della guerra, (l?ultima?) Ma se riavvolgo la matassa, che cosa rimane? che cosa ritorna? chi passava prima che io passassi? chi pass ? e verso dove? e che cosa e come sentiva? Forse pass di qui Annibale con i suoi elefanti? e Adelchi, giunse mai qui vicino o si fermo da basso a dar battaglia? ? e pi indietro ? quando il primo piede impresse la sua orma su questa neve, stava forse scappando il primo essere intelligente ? magari un Neanderthal inseguito da un gruppo di Sapiens? Oppure stava solo cercando un territorio di caccia migliore?

S, si pu volare on la fantasia, gli occhi possono vedere al di l del reale e del tempo e ci che non so me lo posso inventare, ma ? e qui c? l?intoppo, ormai tutto visto e tutto riprodotto. Un tempo i quadri, le miniature, non svelavano il mistero, erano piuttosto come il profumo che arriva dalla cucina in un giorno di festa: forieri di quello che verr. Poi la magia cominci il suo declino: le foto, i filmati, la televisione (quanta televisione!), internet. Ora il mondo, che un tempo doveva parere ?s immenso, si fatto piccolo ed entra tutto in uno nelle nostre case. Entra nei nostri occhi e ci invade la mente. Non siamo preparati a contenerlo, ma questo non lo sappiamo. La nostra mente non fatta per tutto questo, l?uomo ha troppo pi ingegno di quanto ne occorra al suo benessere, ma noi continuiamo a non saperlo. L?evoluzione non riesce a tener dietro al continuo pressante flusso di informazioni, soprattutto visive, che ci travolge. La scienza, la tecnologia, l?informatica hanno fatto fare all?uomo un balzo in avanti cos grande e cos rapido da aver turbato l?equilibrio stesso della nostra natura: evolutivamente siamo ancora i fratelli dei Cesari, seduti ad urlare nel Circo Massimo, o i compagni del grande Macedone.

E scesa la notte. Due giovani passano per strada, l ancora bagnata di pioggia, il lampione si riflette sul marciapiede. La televisione passa la pubblicit di un detersivo o di un lassativo, una sculettante velina distrae il giornalista di turno che parla delle prodezze estive dell brasiliano.

Noi siamo questo. Siamo il nulla che si fa parola e respira, il nulla che si nulla, il nulla in divenire. Polvere che si fa fatica a soffiare via. Polvere su polvere dove un bruco lascia la sua scia incisa. Tutti piccoli mattoncini di un muro che crolla. Another brick in tha wall ma di un muro che non conta pi che non c pi. Che si lascia andare, che si sgretola sotto il peso del nulla che siamo diventati. La nostra aria si rarefatta e non respiriamo pi. Purtuttavia viviamo, come mutanti, lontani da ci che fummo e diversi da come crediamo di essere. Scolalti dalla realt che ci si offre e ci si nega.

Pu tornare il pensiero, pu fare e disfare i conti, ma il risultato non sar mai lo stesso. Il bello aver qua e l barato col tempo e ridere sotto i baffi (come un viaggiatore di commercio che ha scoperto che al casello dell?autostrada c? sciopero ). Il bello non seguire sempre i binari del destino, la via prescritta. Il bello ficcare le unghie ben profonde nel tessuto della vita, aggrapparcisi e seguire la propria trama. Strapparla anche e soffrirne ma per dio vivere. Spinge i continenti all’urto per innalzare creste.
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